Fino all'ultimo respiro [#PARTE 1°#]
desiderionero | 18 Agosto, 2008 00:38Andavo ogni giorno alla cattedrale di M, in quel periodo. Scendevo prima con il treno, poi usavo la metro, ci arrivavo da sotto.
Adoro i sottopassaggi, le metropolitane, i cunicoli. Li trovo drammaticamente olezzanti morte e schifezze, puzzo di polmoni che scoppiano, di peli che sudano, di capelli sporchi che cadono su soprabiti tanto al mucchio.
A bordo della metro trovavo sempre uno o due di quelli, degli altri.
Non sei tu che scegli da che parte, mi ripetevo, non è tua la scelta della sponda su cui sarai costretto a naufragare, nè adesso, nè mai.
Siete maledetti topi, mi dicevo, maledetti topi. Brutti. Puzzate di sesso andato a male, vi schifate e vi arrabbiate l'uno con l'altro e, invece di picchiarvi come sarebbe naturale ed auspicabile, voi vi accoppiate. Vi mettete in fila per due fino all'altare, una stupida cassapanca marmorea a forma di porta sbattuta in faccia, e poi quando state per impazzire divorziate, è così che fate.
Bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Più in generale...ci vorrebbe sempre un buon viso. Gli altri lo fisserebbero, con quegli stupidi occhi pronti alla commozione a pagamento, la commozione commerciale, il livido cerebrale e la bavetta pensionabile. Lacrime come susine, grandi come bulbi oculari.
è il loro maledetto tumore, il timore dei visi non uguali. Che si sia più brutti di loro o che si sia più belli non cambia nulla, provano un brivido alle piante dei piedi, un brivido radicale e bugiardo, come tutto ciò che appartiene loro.
L'odio è tutto ciò che rimane quando le forze scappano dalle mani per via dell'incapacità ad afferrare, incapaci ad accettare la diversità, mani negate alla com-prensione. L'odio è la più forte energia rinnovabile di questo fottuto pianeta.
Mentre, a questi pensieri pensante, stavo seduto al mio posto mimetizzandomi come sempre fra quegli altri, lo schifo mi colse, duro come un getto d'estintore nei denti. Bum.
E in quel momento decisi che avrei pulito il mondo dagli altri. Da tutti. Gli altri.
(...)
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